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mercoledì 25 maggio 2016

... riverderci e grazie!

E così dicevo qui, che è venuto il momento di cominciare a cambiare rotta.
Cosa significa?
Significa che dovrò iniziare a metter da parte tante cose che in questi (quasi) 56 anni ho ritenuto prioritari o comunque importanti; che dovrò cominciare invece a cercare di fare e pensarne altre che ho sacrificato o nascosto.
Naturalmente non parlerò di ciò che riguarda la mia vita personale, anche perché a molti di voi non interessa.
Certamente però vorrete sapere che ho deciso di abbandonare ufficialmente le mie velleità da scribacchino. Per tanti anni ho sognato non di pubblicare un libro (avrei potuto farlo 'a pagamento'), ma quanto meno di scriverlo veramente. Ho buttato lì qualche centinaio di pagine tra racconti, un romanzo breve / racconto lungo, partecipazione a qualche esperimento di scrittura. 
Mi sono divertito, è vero, ma ora capisco che non fa per me; soprattutto non mi ha dato niente fino ad ora, e non parlo di soldi o gloria mondana.
Allora non scriverò proprio più? Non lo so, ma sicuramente non sarò più ossessionato se aprendo il PC mi troverò davanti a 3-4 lavori lasciati a metà e alla marea di raccontini o appunti per raccontini d'ogni genere. Non è questo ciò che ritengo, in questo momento della mia vita, importante. E magari, con questa nuova mentalità, può essere che arriva veramente qualcosa di importante!
Un libro, in verità, l'ho anche scritto, seriamente, insieme ad un amico.
È stato pubblicato lo scorso anno, nel mese di marzo, con una casa editrice "vera", cioè non di quelle che gli fai un bonifico e ti pubblicano anche il tatuaggio che hai sul malleolo; ma di quelle che ti pagano per scrivere.
Non vi dirò né il titolo né la casa editrice, tanto se volete potete cercarvelo su internèt.
Ma la cosa bella, o almeno a me pare tale, è che all'editrice (nel senso della tipa proprietaria della casa) è piaciuto il mio stile di scrittura e si è offerta di prenderere in considerazione per la pubblicazione qualsiasi altra cosa (nei limiti della decenza!) avessi voluto proporle. Le ho risposto che ho più di 150 pagine di riflessioni spirituali sparse, raccolte in questi anni, e lei si è detta interessata; basta che glieli metta in ordine prima di farglieli leggere.
Ma sono ancora lì, sparse in un file da qualche parte del PC.
Questo per dirvi un po' delle mie cose.
Quindi qui chiudo la luuunga parentesi, diciamo di un 45ina d'anni, di aspirante scribacchino.
E poi c'è il blog.
Avrete notato che l'ultimo post, a parte quello di ieri, risaliva al 4 marzo, e che gli ultimi articoli erano soprattutto gli "zibaldone" tratti da twitter.
Così è stato naturale pensare che questo che era il mio contatto col mondo "la' fuori" non avesse più senso. Non si tratta solo di chiudere il blog (anche se è, alla fine dei conti, questo) perché l'ho già fatto una volta e poi ho ripreso con quest'Osteria. Ma è il fatto di pensare di avere bisogno di comunicare (in questa forma) a qualcun altro la vita che faccio, le cose che penso.
Poiché, ripeto, ho deciso di guardare a me stesso, anzi dentro me stesso, e lì fermarmi, non sento la necessità di confrontarmi con altri, di raccontare le mie cose.
Questo non significa che non continuerò a seguirvi nelle vostre evoluzioni mentali e scritturistiche.
Certo dopo 8anni8 sarà un po' un trauma.
Qualcuno di voi sa che ho qualche social dove non sono poi molto attivo e che ne sto sperimentando qualcuno nuovo, ma qualcuno mi ha dato la cattiva notizia che la dashboard è solo in inglese e questo mia ha segato le gambe... Accetto suggerimenti per nuove piattaforme di microblogging; unico requisito: siano in italiano e semplici!
Qualcuno potrebbe anche aver notato che ora su Google il mio account ha una nuova intestazione: basta nomi fittizi (che restano in qualche social!). Potrei dire che questa cosa racchiude in sé tutto il mio cambiamento.
Per tutto il resto la mia vita scorre tranquilla.
Ho appena prenotato per la mia settimana di vacanze estive (quest'anno mi tocca il mare, ahiahiahi!); come vi dicevo la famiglia è cresciuta coll'arrivo del "nuovo" nipotino... Insomma, parafrasando Nuti: son contento.
Ah! la foto di copertina. Non è che tutto in una volta sono diventato vanaglorioso o borioso. Volevo solo dirvi, plasticamente, che in questi anni mi avete fatto sentire sempre al centro dell'attenzione coi vostri commenti e incoraggiamenti, tutto qui.
E così... rivederci e grazie!



L'Oste Juan

venerdì 15 gennaio 2016

Son contento... almeno penso

non so perché ma con quella bandana ricorda qualcuno
Son contento...
Certo è un bel passo avanti: l'ultimo post cominciava con "non so, sono un po' confuso" e ora invece iniziamo con "son contento".
Ma è un "son contento" alla Fancesco Nuti, un "son contento" ragionato e senza fuochi d'artificio, se capite quello che voglio dire. E se non sono riuscito a spiegarmi, guardatevi lo spezzone del film più giù.
Son contento, dicevo, perché ho dato un'occhiata a qualche numero e ho scoperto che il raccontino "Mia figlia è una zoccola" ha raggiunto la ragguardevole cifra di 123 visite (non so se anche letture), piazzandosi al V° posto di sempre (per questo blog) tra i post più letti.
Comunque eccovi la classifica completa delle visualizzazioni:

Jack MaCoy, uno di famiglia ............. 187
Cookies Policy ............................... 145

Quindi, se si esclude quello sui cookies (che è un post 'di servizio obbligatorio' e che sarà stato trovato dai motori di ricerca per via dell'argomento) ai primi quattro posti ci sono pezzi che piacciono anche a me.
Non sto a fare la manfrina solita e bieca de "i pezzi che ho amato di più", "il post che mi è piaciuto più scrivere".
Quante fesserie! Se una cosa non mi piace non la scrivo e basta, almeno io la penso così. Mica qualcuno mi sta alle costole o mi multa se per qualche giorno sto nella mia bella bambagia a crogiolarmi nel dolce far niente blogghistico...
Non ho i raffronti col blog precedente (Il Garage di Demetrio) dove sicuramente ci sono stati post con più di 250-300 visite e decine di commenti, ma erano i tempi delle "interviste possibili" e del "Survival blog"; e lì giocavano i numeri delle visite indotte, cioè arrivate tramite blogger più ganzi e più seguiti di me. 
Pensate che in assoluto (vado a memoria) il mio post più letto ha avuto 750 visite ed era della serie delle "interviste" ma, stranamente, non era a qualcuno dei più quotati del famoso 'blocco C'. Chissà se esiste ancora il blocco C...
Bene, siamo alla fine.
Ma lasciatemi fare un ricordo che è anche la chiusura del post.
Una mia insegnante di metodologia pedagogica diceva: quando parlate ad un uditorio, anche se raccontate una barzelletta, sforzatevi di inserire anche solo un pensiero che possa far riflettere, e non avrete sprecato l'occasione.
Solo che ora non ho proprio niente da proporvi.
Così se vi ho distratto anche solo per due minuti dal vostro tran tran quotidiano sono contento lo stesso.
Altrimenti, come dice il poeta:

e quindi tiro avanti e non mi svesto
dei panni che son solito portare:
ho tante cose ancora da raccontare per chi vuole ascoltare
e a culo tutto il resto! 




L'indeciso Oste Juan

sabato 7 novembre 2015

Sopravvissuti? O (forse) sopravviventi?

Ecco, potrebbero essere gli ultimi minuti, gli ultimi istanti e poi verranno a portarlo via.
Non so se e quando lo rivedrò, così com'è, scintillante, allegro con quel suo vociare a comando, sempre pronto o quasi a eseguire i miei desiderata, a farmi ascoltare solo le mie canzoni preferite, o a tenermi compagnia in silenzio, ad ascoltare pazientemente tutti i miei tiramenti e a non tirarsi indietro quando decido di raccontarli a qualcuno.
Gli ultimi istanti e poi qualcuno entrerà da quella porta e si consumerà, probabilmente, il dramma.
Non so quanto ci vorrà, quindi potrei essere costretto ad interrompere all'improvviso, a lasciare questa frase a metà.
Verranno a prenderlo in tarda mattinata. Ma che vuol dire "in tarda mattinata"? Le 11.00? Mezzogiorno? Le 10.30? Non lo so, il tecnico non l'ha specificato...
Ah, ma forse non mi sono spiegato bene... Questo non è l'inizio di un racconto fintosplatter-dinicchia-horrorzombie... è solo che il mio PC è malato e ho dovuto chiamare il tecnico, che verrà tra poco a prenderlo! 
E così volevo dirvelo: se per qualche giorno non mi leggerete, i casi sono due: o è normale latitanza dovuta a lavoro e/o a mia atavica indolenza, o è che mi manca l'attrezzo per bloggare.
Il tecnico ha detto che lunedì in giornata me lo riporterà, si spera riparato (lui parla di formattazione: ma sarà doloroso? per lui dico, oltre che per il mio portafoglio) ma si sa che i tecnici sono come i marinai: promettono, promettono ma non mantengono.
E così dovrò restare per duegiornidue senza PC. È vero che c'ho un vecchio tablet, ma non riesco da questo a gestire tutto il mio gestibile.
E penso che in fondo sarà anche una sfida: riuscirò a stare senza un monitor davanti a cui inebetirmi e a una tastiera da picchiare impietosamente? Riscoprirò i piaceri del silenzio digitale? Riuscirò a sentire i richiami di altre sirene (a parte quelle delle ambulanze che ogni due minuti sfrecciano davanti al negozio per fiondarsi all'ospedale che sta a venti metri da qui)?
E voi come siete riusciti a sopravvivere senza PC quella volta che... ? (lo so, nessuno di voi è digitale-dipendente, però un po' di paura, quella volta che...)
E un'ultima cosa: avete mai dato un nome al vostro PC? Lo so, è una domanda scema, ma cercate di capire il mio stato d'animo...


  
L'Oste Juan

giovedì 22 ottobre 2015

Quelli delle mutande firmate

Basta, basta, basta!
A volte arrivi al punto di saturazione senza neanche accorgertene; io invece me ne sono accorto.
Una volta per essere considerato qualcuno dovevi almeno vincere un Nobel, o un Oscar, o diventare Miss Italia. Oppure essere Mussolini o Stalin, ma questo è un altro discorso.
Per esempio Luigia Lollobrigida da Subiaco (che Miss Italia non fu mai) arrivò terza a Stresa (a Miss Italia appunto) dove era approdata non dopo le selezioni di Miss Carotina Bella e Miss Mutanda Strappata, ma a furor di popolo dopo essere arrivata, a sua volta, seconda a Miss Roma e solo grazie alla sua bellezza. E poi la sua carriera surclassò di molto quella delle prime due sul podio, Lucia Bosè e Gianna Maria Canale.
Questo per fare un esempio di persone che sono diventate qualcuno per meriti intrinseci.
Adesso, invece, puoi prendere un Samsug qualsiasi, ti metti davanti allo specchio, ti spari qualche posa mentre fai V con le dita della mano libera o indichi lassotto con l'indice.
Quindi apri una pagina FB (se non ce l'hai già), chiedi l'amicizia a tutti gli amici e amici degli amici, gli spammi le tue foto e aspetti.
Normalmente tempo due giorni la tua foto dove spuntano dai pantaloni a vita bassa le mutande justcavalli è già in cima ai like quantomeno della scuola, poi della circoscrizione e, se proprio si vede anche un po' di coscia, del paese.
A questo punto devi avere solo la fortuna che un rudyzerbi della domenica passi da lì e ti ritrovi in prima serata su Canale5.
E sei qualcuno.
Non si sa bene qualcuno 'chi', ma sei qualcuno.
Il discorso è anche più facile se sei femmina (non donna, femmina) e hai conoscenze non solo virtuali.
Sono sessita? Forse sì, ma non mi interessa... Le cose vanno così, dimostratemi il contrario. Ho imparato, spesso a mie spese, che la realtà è molto diversa dalle utopiche farneticazioni che facevo quando avevo 20 anni.
Viviamo nell'epoca in cui se ti sta crescendo un brufolo alla base del naso, c'è bisogno che lo sappia tutto l'universo creato (cit.) e perché ciò accada basta il famoso Samsug qualunque e una connessione a internèt, che si può trovare anche aggratis fuori da un qualsiasi locale pubblico che abbia il wi-fi.
Ecco, oggi questo è il concetto di avere 'qualcosa da dire'.
Tutto ciò da anche lavoro a decine e decine di tuttologi (tuttologhi?) d'ursizzati (o gilettizzati, fate voi) che hanno un'idea su ogni cosa, compreso il brufolo alla base del naso, che diventa un'attualizzazione della protesta sociale di un Buñuel o di un Pasolini (chiedo umilmente scusa e perdono ai succitati maestri...).
Ho scritto questo pezzo per due motivi.
Anzitutto perché, effettivamente, sto cominciando ad avere i didimi pieni di tutte quelle cose che si leggono su FB, Twitter, Instgram, Pinterest, etc. etc., e mi faccio schifo da solo quando mi soffermo a leggere certi post a corredo di certe foto di imeni quasi al vento buttati su un plaid di Hallo Kitty o Violetta, non so se mi spiego.
Secondo perché era da un po' che non postavo, anche se solo per motivi di tempo; d'altra parte il mio è un blog diaristico, quindi scrivo quando mi va di dire qualcosa. Abbiate pietà: non sono Soren Kierkegaard!
Terzo... erano due i motivi? evvabbè ci aggiungiamo questo, non ve la prendete vero? Terzo, dicevo, perché domenica ho ricevuto un caxxiatone pauroso da un amico che mi chiedeva che fine avessi fatto.
E quindi sono qui. E chiudo questo post con un qualcuno (per restare in tema) che la sua qualcunità se l'è guadagnata e alla grande.
Alla prossima! 



L'Oste Juan

venerdì 2 ottobre 2015

Che poi, oggi, sarebbe anche la festa dei nonni!

Cosa vorresti lasciarmi, tu?
Cucù! Eccomi ancora a voi.
Vi ricordate di me? Sono quello che nelle foto sta sempre in alto a sinistra e che ha invariabilmente qualcuno col cappello con la piuma da alpino che lo nasconde completamente.
Bene, se qualche volta avete visto una foto del genere, io ero là.
E sono sempre io, l'oste Juan, che sta per tornare dopo il tornado lavorativo dei primi giorni di scuola; come dire: la quiete dopo la tempesta. Solo che non so se personifico la quiete o la tempesta.
Ma non importa: l'essere in quanto tale è neutro, esiste e basta; le sue connotazioni spettano a chi lo individua e riconosce.
Non è che abbia battuto la testa e mi sia dato alla filosofia o, come Woody Allen in Zelig, mi sia trasformato in rabbino. Per quanto: essere un rabbino, con la lunga barba bianca, il payot e quel movimento continuo del busto mentre tiene la Scrittura in mano... devo dire che l'immagine mi piace. Poi però la riguardo meglio e mi accorgo che è piena di ansia, incoativa, sospesa, come di chi sia lì lì per arrivare alla meta e la manca sempre di un soffio. Ma che vive ugualmente per tutto ciò, cosciente che questo è il suo destino, un po' come chi aspetta Godot.
In questi giorni sono successe un mare di cose: belle, brutte, stupefacenti, inca**evoli (il termine si capisce vero?). E avrei voluto ogni volta dirvi cosa ne pensavo. Ma il tempo era sempre poco...
Così mi fermo all'oggi.
Oggi è la festa dei nonni, e non so se posso fare gli auguri a qualcuno di voi, ma credo di no.
Comunque penso: che festa sfigata quella dei nonni! Non solo si passano preziosi anni della propria vita (che si sono aspettati in trepidante attesa di riposarsi e darsi a tutto ciò che si è sempre sognato di fare) a badare a mocciosi che i tuoi figli ti lasciano perché "hanno da fare"; per di più devi sorridere ai "mi dispiace, ma tanto lo so' che lo fai con piacere!". E quando poi arriva il 2 ottobre ti vedi anche recapitare un bel vassoio di pasticcini (che magari non puoi mangiare per il colesterolo e la glicemia), accompagnato da un frignante pargolo che resterà con te, a farti compagnia e festeggiare, mentre la mamma e il papà sbrigano qualche faccenda. Come se mettessero un malato che potrebbe avere una brutta malattia in una sala d'attesa con vista sull'obitorio.
D'altra parte noi siamo uomini, e fa parte dell'esserlo il complicarsi la vita. Pensiamo solo a chi ha fede in un dio, qualunque esso sia. Chiunque crede, sa che è stato creato perché questa entità lo ama tantissimo e vuole che egli, la sua creatura vada a vivere con lui, per godere, come lui, di tutto il meglio che ci possa essere nella vita e anche al di là di là di essa. Ebbene, il credente accetta non solo di essere stato creato, ma accetta anche di dover lottare quotidianamente contro il maligno che cerca di sottrarlo alla mano misericordiosa del suo creatore; di dover soffrire malattie fisiche e spirituali; di dover sopportare la cattiveria degli altri... 
Ma io mi chiedo: se questo dio è davvero così buono, non ci potrebbe evitare tutta 'sta mmuina e tenerci con lui a godercela per omnia secola seculorum?
Forse adesso capisco perché si dice: mistero della fede!
E per oggi, mentre cala la sera, è tutto.

L'oste Juan

lunedì 17 agosto 2015

Anch'io speravo che, tornando, avrei trovato la pace nel mondo, ma...

Non cercate di leggerci, non capisco neanche io la mia grafia!
Due sole parole: sono tornato.

Non è una minaccia né una promessa ma un dato di fatto.
E non ho trovato né la pace nel mondo né che qualcuno mi abbia fatto un generoso versamento sul conto corrente. Bah!
In verità sono qui da una settimana, ma solo ora riprendo in mano il blog.
Le ferie sono finite già da un po' e devo dire che Luino, dove sono stato, è una bellissima cittadina, molto accogliente e ospitale, nonché (che non guasta!) con ottimi prezzi affatto... vacanzieri, nel senso che si può vivere con il giusto pur trovandosi in un paese turistico.
Unica pecca: nel paese di Piero Chiara non c'è nulla che lo ricordi, se non una decina di totem abbastanza anonimi in luoghi richiamati dallo scrittore nei suoi romanzi. Una delusione! almeno per me che ero andato nella speranza di visitare, che so', la sua casa o qualche altro posto che lo richiamasse.
Nei prossimi giorni posterò un racconto iniziato a scrivere nel viaggio d'andata e terminato a Luino in un paio di giorni. Per ora non vi dico niente, se non che la foto di copertina è la minuta del testo presa dal mio notes.
Ora vi lascio con qualche foto di Luino scattata coi potenti mezzi (!!!) del mio telefonino; e si vede dalla scarsa qualità.

Un bellissimo tramonto (rovinato dalla mia foto)



Il viale alberato del lungolago superiore




 
Famiglia di papere a scuola di nuoto!



Vi stimo grandemente tutti!

L'oste Juan

martedì 21 luglio 2015

... e buone vacanze!

Un autoscatto di speranza contro ogni realtà
Comunque alla fine mi sono arreso anch'io: il blog va in vacanza!
Lui.
Io c'ho ancora una decina di giorni di lavoro e poi faccio una settimana di vacanze. Ma prima di ferragosto rialzo la serranda.
E così colgo l'occasione (non badate a questa prosa aulica, è il caldo... ) per fare un piccolo punto della situazione blogghesca.
Devo dire che sono soddisfatto di come sta andando il nuovo blog. Ho molti meno contatti di prima, parlo di quando c'era Il Garage di Demetrio, ma ci sono stati alcuni post che mi hanno soddisfatto quanto a commenti e dibattiti scaturiti.
Sto riuscendo a dargli un'impostazione più diaristica, o meglio colloquiale, alla ricerca del mio passato, e vorrei continuare così.
Non faccio discorsi colti sull'importanza o la valenza di avere un blog, su come fare a 'sfondare' nel mondo blogghesco, ecc. . Queste cose le lascio agli addetti ai lavori che, più che un blog, sembrano gestire raccoglitori di 'cose', che ricercano solo l'effetto, che scrivono solo di sé stessi per dire: 'quanto sono bravo!'; 'avete visto che con questo post ho raggiunto mille mila contatti?'; 'ma lo sapete che il mio bog è al 12345° posto se digitate il suo nome su Google?'; 'no, no, non mi ringraziate, tutto questo lo faccio per voi che mi adorate e mi idolatrate'; e via discorrendo.
Non credete che ci siano blogger che scrivono solo questo?
Ci sono, ci sono... e sono veramente seguiti da mille mila contatti! Questo mi fa pensare che, fortunatamente, non diventerò mai uno bravo.
E proprio per questo non dovrò avere l'obbligo di pubblicare ogni giorno qualcosa altrimenti lo sponsor (si! questa gente ha lo sponsor che sgancia!) mi dice aurevoir e devo tornare a lavorare sul serio.
Mi sono sfogato? No, non ce l'ho con nessuno, ma vedere e leggere certe cose... Capisco il blogger che si impegna su un argomento, che ne sa veramente qualcosa, che cerca di condividere il suo sapere con gli altri; ma chi va avanti solo con: ieri ho avuto X commenti, che ne dite se cambio l'immagine di copertina?, oggi c'ho le mie cose, mi fa pena, sinceramente.
Penso che la sua vita sia fatta solo di queste cose, di cose che non riesce neanche lui ad afferrare, che si arrampica sugli specchi per mantenersi vivo anche nella realtà quotidiana.
Basta.
Ecco, allora il blog va in vacanza e, a meno di clamorose novità (tipo: mi hanno rapito gli alieni o cambio sesso e mi trasferisco in Islanda), ci risentiamo dopo ferragosto.
Prima di chiudere vorrei lasciare comunque una piccola traccia di riflessione: sapete che io sono cattivo e anche in mezzo a questo caldo afoso vi obbligo a far andare i neuroni! 
Guardavo stamane i giornali e vedevo due immagini, che non metto per motivi che capirete.
La prima è quella dell'esplosione causata da una kamikaze infiltrata in mezzo ad un gruppo di ragazzi ieri a Suruc, a quindici chilometri da Kobane dove progettavano di ricostruire una biblioteca e un centro culturale. Ragazzi che avevano in cuore una speranza e tanta voglia di viverla, di costruire invece che distruggere. E che hanno pagato con la loro vita proprio mentre gridavano al mondo quel che erano arrivati a fare. Sono quelli della foto di copertina fatta qualche istante prima di morire.
La seconda immagine è quella che ho visto sulla pagina facebook di un ragazzo, italiano questa volta, morto ammazzato in questi giorni e che ora tutti piangono per la sua bontà: il solito angelo che ora ci guarda da lassù. Bene, l'immagine è una vignetta in cui qualcuno mette una pistola in bocca ad un poliziotto, spara e il colpo provoca la fuoriuscita del suo cervello. Un'altra foto di questo profilo mostra un ragazzo a terra attorniato da siringhe, profillattici, pillole ecc. a mo' di corona sulla sua testa. E poi ancora una scritta sul muro molto offensiva nei riguardi di giudici e polizia. Non vado avanti.
Mi dispiace aver solo accostato i ragazzi di Suruc a quest'essere ignobile, il cui cervello doveva essere andato in pappa già da un po'.
Non dico altro e non mi interessa di attirarmi le ire di chi pensa che bisogna smettere di criticare, che in tutti c'è qualcosa di buono e che tutti hanno il diritto di esprimere quello che hanno in testa. Spero solo che, la vita, sia come quella dei ragazzi di Suruc, perché un mondo come descritto (e si presume vissuto) dal secondo tizio mi fa paura, anzi vomitare.
Vi lascio con qualcosa di più leggero adatto a queste ultime riflessioni. Buone vacanze a tutti! 


L'oste Juan

mercoledì 15 luglio 2015

Appello agli internauti: c'è qualcuno laffuori?

"Ma mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo proprio?"
Prendo in prestito la famosa battuta da "Ecce Bombo" di Nanni Moretti per mettere su carta (anzi su video) il mio dubbio amletico quotidiano: ma visto che tutti o quasi i blogger che seguo e mi seguono sono ormai in vacanza, che ci sto a fare io qua?
Cioè: se scrivo, qualcuno mi legge? c'è vita al di la del mio schermo?
Così ho pensato di scrivere queste righe anche per fare un giro e vedere se qualcuno ancora risponde.
Un po' come quando ci fu la pandemia, ricordate? Ognuno scriveva il suo diario presumendo che ci fosse ancora qualche sopravvissuto a leggere.
E a proposito di Survival Blog, anche se sono passati tanti anni (quanti?) ho ancora il mio bel racconto da pubblicare. Se avete memoria, almeno chi ha partecipato all'esperimento di Alex, al termine tutti o quasi i sopravvissuti hanno rimesso a posto le loro pagine, aggiunto qualcosa e dato alle stampe ebook con spin off, sequel, prequel e chi più ne ha più ne metta. Ho messo mano anch'io alla mia storia, ne ho scritto un finale ulteriore e... poi è tutto rimasto lì, in un file, abbandonato. Un po' perché sono fatto così: quando una cosa è finita, per me è finita, mi sembrerebbe una minestra riscaldata riproporla. Un po' perché ho cambiato genere di riferimento.
Con la nascita del Commissario Bacone ho iniziato a interessarmi di gialli, polizieschi, ecc. ecc., sia per la scrittura che per la lettura. Basta zombie e vampiri, esoterismo e stranitudini e invece via col mistero misterioso di delitti e investigazioni.
Ma la mia storia pandemica è sempre e comunque lì, bella e impacchettata, pronta per il lancio 'editoriale'.
Un aneddoto a questo proposito.
Quando, finita la pandemia letteraria, ci fu il boom (come dicevo) delle pubblicazioni postume l'amico blogger Luca Morandi, che di grafica è maestro, si offrì di fare la copertina ai vari ebook pandemici che venivano pubblicati. Poiché io non avevo intenzione di dar corso al mio, mentre invece avevo quasi terminato il primo (e finora unico) 'romanzo' del Commissario Bacone, chiesi a Luca se potevo barattare una compertina survivalista con una poliziesca. E Luca acconsentì, facendomi lo splendido regalo che avete visto in copertina.
Ora mi domando: mi deciderò a rilasciare (termine tecnico che usano quelli bravi!) la mia storia?
Può essere. Anzitutto perché ormai è lì finita e impacchettata. E poi perché il racconto inizia il 26 novembre 2015...
Ecco, qualcosina da mettere sotto i vostri denti l'ho messo insieme anche oggi, perciò penso di poter chiudere.
Ehi, laffuori, c'è qualcuno?

 



L'Oste Juan

giovedì 7 maggio 2015

Dopo viva e vibrante attesa, vi comunico che...

Ho constatato con orrore che sono fermo al 29 aprile con le pubblicazioni su questo blog! E con le relative visite ai blog amici!
Quindi è giusto che spieghi qualcosa...
Non è una giustificazione la mia, ma solo un'oggettiva dichiarazione di quel che sta accadendo.
Diciamo subito che non sono stato rapito da un'astronave aliena e che, quindi, non ho alcuna esperienza extraterrestre da raccontare. Mi dispiace per i culturi del fantastico...
Non c'entra niente una motivazione personale tipo: ho saputo di essere malato, molto malato, mi restano pochi mesi di vita e così sono andato a fare il mio ultimo viaggio in giro per il mondo. Anzitutto perché sono sano come un pesce (ma prima di finire saltato in padella o al cartoccio col sale!) e secondo perché la mia pigrizia mi impedirebbe anche di guardare da sotto in su la scaletta che mi porterebbe, dopo una ventina di sudatissmi scalini, sulla tolda di una costacrocierequalsiasi. Avete presente Nero Wolf? Ma quello di Tino Buazzelli!
Cosa resta, allora?
Ebbene, resta il virus (o presunto tale) di cui vi ho parlato l'altra volta.
Insomma, per farla breve, ogni volta che penso anche solo lontanamente che devo aprire il blog per scriverci qualcosa, vengo colto da una crisi di panico sapendo che cominceranno a comparire mascherine pubblicitarie a non finire e che non farò in tempo a chiuderne una che dall'altra parte dello schermo ce ne saranno già altre due. E poi che scriverò una riga e ne vedrò due e che andrò a cancellarla e mi cancellerà tutto il paragrafo precedente. Uff, che stress!
 
 
 ... questo stress però mi piace, assai assai...

Chi c'è passato sa che non è vita!
E quindi mi mantengo alla larga dalla mia pagina.
Mi direte che basta chiamare un tecnico.
Lo so e l'ho anche fatto, ma sapete anche cosa succede quando avete bisogno di uno che ne capisca qualcosa: spera di avere due minuti, domani. Ma non ti dice mai quand'è domani!
Comunque, eccomi qua.
Vi prometto che dopo quest'aggiornamento cercherò di trovare un po' più di coraggio e di aggredire il male alla radice.
Forse, non mi resta che chiamare un tecnoco serio, lui...



L'Oste Juan